Le tecniche scientifiche di analisi del gelato

Le tecniche scientifiche di analisi del gelato

L’analisi sensoriale si propone di dare attendibilità scientifica e sviluppi applicativi alla capacità umana di percepire tramite i sensi ed esprimere i giudizi di intensità e gradimento che determinano la scelta dei prodotti.

Il sapore è un senso attivo che nasce dall’interazione di tutti e cinque i nostri sensi. Possiamo riassumere il sistema percettivo del sapore basandoci su uno schema tratto dall’importante studio sulla neurogastronomia di Gordon Shepherd.[1]

Olfatto

Il suo stimolo si dirige direttamente verso la corteccia olfattiva posta nel prosencefalo, formando memorie distribuite degli stimoli odorosi, rappresentate come “immagini olfattive” che hanno accesso diretto ai sistemi cerebrali deputati alla memoria e all’emozione.

Gusto

I cinque gusti fondamentali (dolce, salato, aspro, amaro, umami) sono percepiti tramite percorsi che confluiscono all’interno del tronco cerebrale, dove hanno immediatamente accesso a espressioni innate delle qualità emozionali dello stimolo gustativo.

Sensazione in bocca

Tutte le sensazioni tattili presenti in bocca vengono inviate al talamo e alle loro aree corticali di ricezione e associazione.

Vista

La vista di cibo o bevande esercita una forte influenza sul giudizio che si darà al sapore, soprattutto in riferimento al colore.

Udito

Il suono del cibo mentre lo mangiamo è parte integrante dell’esperienza del sapore.

Mentre possiamo assistere ad una visione o ascoltare suoni in modo passivo, risulta impossibile gustare passivamente. Se consideriamo tutti i movimenti che accompagnano la degustazione di un cibo scopriamo che si tratta della messa in atto di tante attività meccaniche e sensoriali: dall’accogliere l’oggetto della degustazione nel cavo orale, alla sua masticazione e lo spostamento della lingua, la respirazione e in seguito la deglutizione. Tutto ciò è accompagnato da una intensa attività cerebrale che valuta, analizza, ricorda e crea immagini del sapore che, quando è riconosciuto e desiderato, si trasforma in una delle più grandi gioie dell’uomo.

[1] Gordon M. Shepherd – ibidem.

Preparazione alla valutazione sensoriale del “freddo”

L’assaggiatore che si appresta a descrivere il profilo sensoriale di un prodotto, deve essere formato a scomporre la complessità sensoriale, attraverso la capacità di selezione e a descriverne le singolarità. Nel caso in cui invece si valuta un prodotto nel momento del consumo, si effettua una sintesi della complessità sensoriale per arrivare a descrivere un’unica sensazione.

L’analisi sensoriale, come disciplina scientifica, ha identificato quindi due classi di metodi per analizzare gli alimenti: i metodi descrittivi e quelli affettivi.

Quelli descrittivi sono utili per identificare le caratteristiche sensoriali percepibili in un determinato prodotto che ne definiscono il profilo. Il più utilizzato è il Profilo Convenzionale QDA (Quantitative Descriptive Analysis) che di volta in volta può essere adattato a diverse tipologie di alimenti e può coprire tutti gli aspetti sensoriali oppure solo alcuni di essi. Questo tipo di analisi segue un disciplinare specifico e prevede l’impiego di 8-12 soggetti addestrati in grado di condividere un vocabolario di attributi comuni; tali analisti devono inoltre essere in grado di quantificare le intensità percepite. La quantificazione delle intensità viene fatta grazie alla memorizzazione di “standard” di riferimento; devono cioè esistere degli standard di riferimento per ogni singolo attributo (questa è forse la cosa più complessa). Ciò permette di confrontare prodotti analizzati in sessioni sensoriali differenti.

Esistono poi due altri importanti test: un Profilo Libero (Free Choice Profile presentato nel 1984 da Williams & Langron) che richiede da 6 a 10 giudici che valutano i prodotti con termini e scale concepite individualmente, in pratica utilizzando parole proprie senza alcuno schema preordinato ma in modo spontaneo, e il cosiddetto Flash Analisis. In entrambi i test non è richiesto un particolare addestramento dei giudici, quindi da un lato sono più rapidi ed economici, dall’altro però necessitano di sofisticati metodi statistici che permettono di classificare i descrittori e descrivere i diversi campioni. La differenza tra questi ultimi due test e l’analisi QDA sta infatti nella realizzazione di mappe multidimensionali che permettono una generazione di profili relativi alla sessione (composta da un certo numero di prodotti).

Quando ci si appresta alla degustazione del gelato con l’obiettivo di stabilire una classifica di gradimento, sarà più utile adottare il metodo affettivo.

Il più usato è il metodo per punteggio edonistico (CATA) e di solito è rivolto direttamente ai consumatori, a dispetto del nome, si tratta comunque di un metodo scientifico. Durante la degustazione viene richiesto ad un panel minimo di 50-70 consumatori di valutare il loro gradimento di ogni prodotto su una scala numerica da 1 a 9.

Indipendentemente dalla situazione di analisi sensoriale o degustazione edonistica, nell’approccio al gelato occorre seguire alcune elementari procedure che aiutano ad avere una sensazione gustativa più oggettiva possibile e ad evitare errori di valutazione legati ad agenti esterni.

Nel prossimo articolo parleremo di come prepararsi ad una degustazione consapevole….

Analisi Sensoriale del gelato: i risultati!

Analisi Sensoriale del gelato: i risultati!

La prima giornata di analisi sensoriale del gelato artigianale presso la Chocolate Academy di Milano è stato un grande successo 

Il 18 febbraio scorso più di trenta gelatieri si sono cimentati nelle nuove tecniche di analisi sensoriale del gelato studiate da Roberto Lobrano in collaborazione con gli esperti dei laboratori del CNR-IBIMET di Bologna.

Si è trattato di una giornata impegnativa di teoria della degustazione e test pratici nelle cabine di analisi presenti nella struttura della Chocolate Academy.

Il primo test scientifico è stato una QDA ovvero un’analisi quantitativa descrittiva di determinati attributi, che i partecipanti dovevano individuare e valutare all’assaggio di tre tipi di gelati al cioccolato. La caratteristica del test era che tutte le ricette erano identiche, tranne che per un solo ingrediente diverso (ma nelle stesse quantità), ovvero il tipo di cioccolato impiegato.

 

 

I tre tipi di cioccolato erano tutti fondenti al 70%: Cuba, Satongo e Sao Thomé.

Il panel era composto da 33 gelatieri che in tre distinte sessioni si sono alternati nelle 12 cabine di analisi sensoriale della struttura.

I descrittori aromatici suggeriti erano 13. I panelisti dovevano indicarne o meno la presenza e valutarne l’intensità su una scala da 1 a 9. Tra i descrittori più interessanti c’è quello dell’astringenza, che ha evidenziato come il Sao Thomé fosse il più astringente fra i tre, seguito dal Cuba e dal Satongo.

Nell’immagine che segue potete notare il totale dei profili aromatici, raccolti in uno spider plot che evidenza i tre tipi di gelato al cioccolato sotto il profilo aromatico.

Il secondo test con il quale i panelisti si sono misurati è stato il CATA (Check All That Apply), che potrebbe essere impiegato per giudicare ad esempio dei gelati in un concorso. Questo riguardava tre ricette di gelato al cioccolato diverse: una preparata con solo cacao in polvere, uno con massa di cacao e un terzo con cioccolato al 70% e una parte di cacao. Tutti su base acqua.

Si tratta di un test di carattere edonico, dove i gelatieri sono stati invitati ad esprimere dei giudizi di carattere tecnico e di gradimento. I parametri di questa scheda (semplificata) erano nove e non quantitativi come quelli del QDA, ma qualitativi o di equilibrio.

Ecco i risultati finali rappresentati graficamente:

Le ultime due slides evidenziano l’indice di gradimento tra i tre tipi di gelato e la somma degli attributi positivi. I due parametri sono congrui e dimostrano la correttezza dei risultati.

L’ultimo test che è stato effettuato è stato di carattere dinamico (TDS). I gelatieri hanno sperimentato un percorso sensoriale lungo un minuto e mezzo, durante il quale hanno dovuto registrare le loro sensazioni durante l’assaggio.

Vuoi anche tu provare l’esperienza di un percorso di analisi sensoriale del gelato? Scrivimi a info@robertolobrano.com 
L'analisi sensoriale del gelato

L'analisi sensoriale del gelato

A Milano il primo appuntamento formativo di applicazione di parametri scientifici di analisi sensoriale nella degustazione del gelato artigianale alla Chocolate Academy

Nella struttura della Chocolate Academy il giorno 18 febbraio 2019 è stata organizzata una giornata formativa sulla tecnica di analisi sensoriale specifica per il gelato artigianale, che include alcune sessioni di analisi, da svolgersi nelle cabine di analisi sensoriale presenti nella struttura. Il focus è sul gelato al cioccolato, sia nelle declinazioni su base latte che su base acqua.

Il programma proposto è il risultato di uno studio perfezionato nei laboratori scientifici del CNR di Bologna da Roberto Lobrano negli ultimi tre anni.

I presupposti

Il nostro organismo, essendo programmato per la sopravvivenza, ricerca da sempre le sostanze nutritive attraverso le preferenze alimentari. Il neonato è in grado di capire senza alcun apprendimento che lo zucchero è buono, che il sale va bene, che l’acido non è molto buono e che l’amaro è da evitare.

Nell’attuale società del “benessere” del mondo occidentale, l’abbondante disponibilità di cibo ricco di grassi e carboidrati ha spostato le scelte dalla sopravvivenza al puro piacere sensoriale e talvolta anche intellettuale. Queste scelte, spesso coincidono con alimenti dall’alto contenuto calorico che in passato potevano essere poco accessibili. Oggi fortunatamente, si inizia ad intravvedere un ritorno ad una maggiore considerazione verso prodotti più sani, ma che siano anche appetibili.

Il gelato è sempre stato considerato un prodotto edonico, fin dalla sua apparizione alle mense regali italiane del XVI e XVII secolo. Ma è pur vero che i suoi ingredienti fondamentali, se scelti con cura e ben equilibrati, possono essere alimenti ad alto valore nutrizionale e biologico.

Dalla fine del 1800 nella maggior parte dei mercati del mondo, il gelato si è però trasformato in un prodotto industriale di massa, di basso costo e dallo scarso valore nutrizionale (ma non calorico), comunque in grado di dare piacere e refrigerio estivo, grazie al suo alto contenuto zuccherino e alla bassa temperatura di consumo.

In Italia, la tradizione della produzione artigianale del gelato, ha contribuito a mantenere un livello qualitativo del prodotto mediamente più alto rispetto allo standard industriale del resto del mondo. Dalla fine del 1900 ad oggi, l’industria ha adottato strategie diverse per imporsi sul mercato, prima in contrapposizione diretta con il prodotto artigianale, poi ha cambiato tattica cercando di entrare all’interno del comparto artigianale. Oggi, accanto a semilavorati di qualità, i gelatieri hanno a disposizione basi, prodotti composti e preparati di facile utilizzo che spesso sono di scarso valore qualitativo, ma che permettono loro, anche senza conoscenze specifiche, di produrre un gelato di “tipo artigianale” dal gusto spesso standardizzato.

Il cliente medio si trova quindi in seria difficoltà nel distinguere gelati prodotti con grande uso di additivi e semilavorati industriali di bassa qualità da quelli artigianali preparati con prodotti freschi o industriali di alta qualità, nel rispetto dell’ambiente, della stagionalità e, perché no, del tessuto sociale in cui il gelatiere opera. Il gelato artigianale non potrà mai essere un “cibo necessario”, ma se prodotto con certe caratteristiche, e consumato in quantità adeguate, potrà certamente avere il suo posto in una dieta equilibrata.

Oggi l’attenzione dei media riguardo a ciò che mettiamo nel piatto è molto forte. Ogni giorno non mancano trasmissioni televisive o articoli che riguardano alimenti “sani” o “cibi spazzatura” spesso trattati e bistrattati al di fuori di qualsiasi contesto. Come se fossero i cibi in sé ad essere sani o malsani, senza considerazione riguardo alle modalità e alle quantità di consumo di ciascun alimento all’interno di un regime alimentare.

Carlo Petrini nella presentazione del libro “Dentro al gusto” pubblicato nel 2007 scriveva:

Nel mondo post-moderno in cui viviamo, diventa fondamentale riscrivere i parametri qualitativi per giudicare ciò che mangiamo, visto che il cibo è un elemento così centrale delle nostre vite tanto da riuscire a condizionarle direttamente o indirettamente, fino a incidere sugli equilibri globali e ambientali del pianeta… Studiare la gastronomia non deve essere cosa da pochi appassionati e specialisti: deve essere, a vari livelli, un impegno di tutti i cittadini fin dalle scuole primarie…”

Identificare i parametri qualitativi di un cibo è quindi un atto di coscienza e di conoscenza. Ne sanno qualcosa gli specialisti dell’analisi sensoriale, i degustatori di vini, ma anche quelli che degustano birra o acqua. Oggi esistono metodologie scientifiche e disponiamo di parametri studiati ed applicati con successo per l’analisi sensoriale di una grande quantità di alimenti. La scienza della degustazione si sta rapidamente sviluppando e abbraccia praticamente ogni tipo di cibo, dai formaggi al cioccolato, dall’olio all’aceto, dal caffè agli insaccati, dal vino ai superalcolici… e il gelato artigianale?

Anche il gelato, in quanto alimento può essere degustato in modo scientifico; esistono infatti diversi studi di analisi sensoriale dell’ice cream industriale. Sul gelato artigianale invece non esiste ancora materiale rilevante di riferimento e soprattutto non vi è uniformità o punti fermi che possono stabilire una solida base sulla quale costruire un “codice di degustazione del gelato” condiviso. Certo è molto complesso stabilire dei parametri di degustazione del gelato in linea con quelli di altri cibi, poiché si tratta di un prodotto che si consuma a temperatura negativa, che ha una struttura instabile, che può essere composto da ingredienti processati, diversissimi tra loro.

Per questi motivi è necessario avvalersi della collaborazione di esperti di settore, ricercatori professionisti e strutture scientifiche accreditate che possono mettere le loro conoscenze al servizio di chi desidera comprendere meglio i meccanismi dell’analisi di un prodotto così complesso come il gelato artigianale.

L’analisi sensoriale

“Ciò che ci piace e ciò che non ci piace risulta da un intrico di influenze diverse, di cui in gran parte non siamo consapevoli. L’evoluzione e il nostro patrimonio genetico ci spingono a rispondere positivamente a determinati gusti, specialmente il dolce e il salato, e a essere diffidenti nei confronti di altri, per esempio l’amaro.”2

L’analisi sensoriale è una disciplina scientifica che cerca metodi oggettivi di valutazione, affidabili ed esenti da errori, di una vasta gamma di prodotti alimentari. In questa analisi sono coinvolti tutti e 5 i sensi: vista, tatto, udito, olfatto e gusto.

L’analisi sensoriale è stata definita come “un metodo scientifico usato per risvegliare, misurare, analizzare e interpretare quelle risposte ai prodotti che sono esito della percezione tramite i sensi della vista, dell’olfatto, del tatto, del gusto e dell’udito” (Stone and Sidel, Sensory evaluation practices, 1993) (Definizione accettata e fatta propria da American Society for Testing and Materials e Institute of Food Thecnologists).

Chi si occupa di analisi sensoriale in modo professionale ha una formazione che abbraccia discipline complesse come la psicofisica, la statistica, la fisiologia, la psicologia, la psicometria e il marketing.

Tutti (o quasi) possono però essere in grado di degustare e di descrivere più o meno dettagliatamente sensazioni verbali delle proprie esperienze, senza necessariamente essere degli analisti. L’importante è che venga stabilito un metodo, che si conoscano dei parametri e che la degustazione sia concepita in modo tale da essere efficace e possibilmente scevra da errori.

Vai a leggere il report di questa splendida giornata nel prossimo post!

Un gelato per la Valpolcevera

Un gelato per la Valpolcevera

Roberto Lobrano, autore del manuale Il mondo del gelato, in collaborazione con Slowfood, lancia un progetto di “solidarietà commerciale” a sostegno delle aziende agricole della Valpolcevera.

Questa valle si trova alle spalle del ponte Morandi e ospita molte aziende agricole che hanno subito forti ripercussioni negative dal crollo del ponte.

L’idea è quella di incentivare l’utilizzo, e quindi l’acquisto, di ingredienti provenienti da questa zona nella produzione di alcuni gusti di gelato artigianale. Questo permetterà di fare cultura sui frutti di una terra splendida come la valle che sovrasta Genova, aiutandone la conoscenza e il commercio. Il tutto a vantaggio delle aziende locali che hanno bisogno di rilanciare la propria economia che è stata tagliata fuori dal ferragosto 2018 e ancora subisce rallentamenti e difficoltà.

A Rimini, durante il recente salone dedicato al gelato (SIGEP), Lobrano ha proposto Fiordibasilico, “un delicato fiordilatte al basilico, che bene interpreta la nostra mission fortemente etica”, ha dichiarato Lobrano invitando i gelatieri presenti al convegno organizzato dall’Associazione Gelatieri per il Gelato, a una nuova partecipazione solidale, “e il valore simbolico di questa ricetta va oltre e diventa anche un segnale concreto di quanto si possa fare del bene facendo del buon gelato”. Gli ingredienti di questa nuova ricetta, infatti, sono provenienti da produttori segnalati da Slow Food, presente all’evento con una sua delegazione, del territorio duramente colpito dal crollo del ponte Morandi.

“Slow Food ha accolto con entusiasmo l’idea di Lobrano di creare un gelato che, partendo dall’idea di un campo di calcio, ricordi Genova nei profumi e nei sapori, utilizzando il basilico della Val Polcevera, una delle zone rimaste più isolate dalla città”, ha commentato Marlena Buscemi, gastronoma e docente Slow Food. “Sappiamo, per indole associativa, che il cibo non é solo cibo: puó diventare mezzo per comunicare, aiutare o supportare, costruire; così come non nutre solo le pance ma anche le menti, le relazioni, le idee.
Anche per questo la nona edizione di Slow Fish, che si terrà proprio nel capoluogo ligure dal 9 al 12 maggio, intende organizzare e patrocinare varie iniziative a sostegno dei produttori del territorio: mettendo insieme tutti questi elementi un ponte, almeno emotivo e in tempi più celeri, si può ricostruire per tornare ad essere collegati.
Perché é a questo che servono i ponti.
Come il cibo e, ovviamente, anche il gelato.”

Ecco quindi lanciata la gara di solidarietà commerciale tra i gelatieri d’Italia che possono scegliere di creare nuove ricette o proporre i loro classici utilizzando uno o più ingredienti provenienti da questa valle.

Grazie alla collaborazione di Slow Food si sta effettuando una ricerca di aziende locali. Si tratta di piccoli produttori che si sono resi diponibili a vendere e spedire i propri prodotti ai gelatieri che ne facranno richiesta. L’elenco è ancora in costruzione, ma possiamo già dare alcuni riferimenti:

  • Basilico: Azienda Agricola “Le fontane” via P. Gennaro, 40 – Serra Riccò – Mail: basilicogenova@libero.it
  • Erbe aromatiche e fiori eduli: Azienda Agricola “Valletta del Re”Via Forlì 6/3 Genova – Mail: info@lapiumaonlus.it
  • Miele, polline, frutta e formaggi: Apicoltura Cereseto via Masnata 17 h – San Cipriano-Serra Riccò – Mail: cereseto7@alice.it
  • Formaggi, yogurt: Azienda Agricola Valle Verde via Cielmezzano 17 – Campomorone – Mail: valverdedicosso@libero.it 
Lega Pro per il Sociale, successo per la cerimonia conclusiva "Il buono del Gelato 2018"

Lega Pro per il Sociale, successo per la cerimonia conclusiva "Il buono del Gelato 2018"

Il Metropolinanweb pubblica:

Rimini. Si è conclusa con oltre 200.000 presenze la fiera internazionale del gelato e della pasticceria che ha ospitato la cerimonia finale del contest“ Il buono del gelato”, il progetto di Lega-Pro per Unicef ideato da Monaco Adv e realizzato con l’associazione Gelatieri per il Gelato.

Davanti a una platea di esperti del gelato provenienti da ogni parte d’Italia è stata consegnata alla vice presidente Cristiana Capotondi la somma raccolta per il progetto Lega Pro e destinata a Unicef, frutto dell’adesione di oltre trenta gelatieri sul territorio nazionale che hanno devoluto la loro quota di partecipazione al contest per la creazione del gusto simbolo della stagione calcistica 2018-2019.

“Esprimiamo grande soddisfazione per un progetto che ha messo insieme due grandi passioni degli italiani, il calcio e il gelato, unite per sostenere progetti di grande valore sociale che Lega Pro porta avanti già da diverse stagioni” ha dichiarato Cristiana Capotondi consegnando la somma a Nicola Brotto, Responsabile Area Sport di UNICEF.

Dopo le foto di rito i presenti hanno degustato il gelato vincente, creato dalla prima donna che si è aggiudicata la Coppa del Mondo di Gelateria con la squadra italiana nel 2008, Lucia Sapia. “Il fatto che il contest sia stato vinto da una donna ci fa doppiamente piacere – ha proseguito la Capotondi – anche alla luce dell’impegno di Lega Pro nel valorizzare sempre di più la donna nello sport”. E proprio in omaggio al calcio femminile è stato creato un gusto particolare dal presidente dei GxG Roberto Lobrano che “nel colore richiama il verde prato dei campi sul quale sempre più donne, anche grazie ai progetti di Lega Pro, giocano una partita nel segno del buon calcio e di nuove, pari opportunità”, ha commentato la vice presidente.

“Il gusto, un delicato fiordilatte al basilico, bene interpreta la nostra mission fortemente etica.”, ha dichiarato Lobrano invitando i gelatieri a una nuova partecipazione solidale, “Il valore simbolico di questa ricetta va oltre e diventa anche un segnale concreto di quanto si possa fare del bene facendo del buon gelato”. Gli ingredienti di questa nuova ricetta, infatti, sono prodotti da aziende selezionate da Slow Food, presente all’evento con una sua delegazione, e provenienti dal territorio duramente colpito dal crollo del ponte Morandi.

“Slow Food ha accolto con entusiasmo l’idea di Roberto Lobrano di creare un gelato che, partendo dall’idea di un campo di calcio, ricordi Genova nei profumi e nei sapori utilizzando il basilico della Val Polcevera, una delle zone rimaste più isolate dalla città”, ha commentato Marlena Buscemi, gastronoma e docente Slow Food. “Sappiamo, per indole associativa, che il cibo non é solo cibo: puó diventare mezzo per comunicare, aiutare o supportare, costruire. Anche per questo la nona edizione di Slow Fish, che si terrà proprio nel capoluogo ligure dal 9 al 12 maggio, intende organizzare e patrocinare varie iniziative a sostegno dei produttori del territorio: mettendo insieme tutti questi elementi un ponte, almeno emotivo e in tempi più celeri, si può ricostruire per tornare a essere collegati.”

L’evento è stato quindi anche occasione per rimarcare il legame con il territorio che accomuna le iniziative di Lega Pro, la Lega dei Comuni d’Italia, con quelle di Gelatieri per il Gelato e Slow Food, mettendo in risalto il loro valore etico e l’impegno sociale.

“Oggi è una giornata da ricordare per il mondo del gelato artigianale,” ha dichiarato Peppe Flamingo, responsabile della comunicazione GxG, “un evento da condividere con i nostri amici associati dibattendo su temi importanti per la nostra crescita, ma che mirino sempre alla massima etica possibile produzione dei gelati, quelli artigianali e buoni per davvero”.

Appuntamento dunque a “Il buono del gelato” 2019-2020.

Fonte: Metropolitanweb

Altra fonte: Tuttoc

Altra fonte: Calcioweb

Al SIGEP di Rimini la Capotondi con I Gelatieri per il Gelato

Al SIGEP di Rimini la Capotondi con I Gelatieri per il Gelato

Lega Pro e il sociale, fondi per Unicef

(ANSA) – ROMA, 24 GEN –

Oltre 200.000 presenze per la fiera internazionale del gelato e della pasticceria che ha ospitato la cerimonia finale del contest “Il buono del gelato” al Sigep di Rimini, il progetto di Lega-Pro per Unicef ideato da Monaco Adv e realizzato con l’associazione Gelatieri per il Gelato. E’ stata consegnata alla vice presidente Cristiana Capotondi la somma raccolta per il progetto, frutto dell’adesione di oltre trenta gelatieri che hanno devoluto la loro quota di partecipazione al contest per la creazione del gusto simbolo della stagione calcistica 2018-2019. “Esprimiamo grande soddisfazione per un progetto che ha messo insieme due grandi passioni degli italiani, il calcio e il gelato, unite per sostenere progetti di grande valore sociale che Lega Pro porta avanti già da diverse stagioni” ha detto Capotondi consegnando la somma a Nicola Brotto, Responsabile Area Sport di Unicef.

Fonte: Euronews

Fonte: Tuttosport

Fonte: Napolimagazine.it

Fonte: Corriere dello sport